STORIA DELLA PARROCCHIA
La prima chiesa di S. Vincenzo, 1729 - 1934
NOTIZIE GENERALI
La
chiesa di San Vincenzo Ferreri (o Ferrer, secondo la dizione spagnola) fu
edificata dai frati Domenicani nel 1730 nella zona dell’attuale di piazza
Partigiani e si componeva
di un’ampia navata rettangolare con volta a botte e le aperture di luce
di forma ovale situate tra il cornicione e la volta. Aveva l’entrata a monte e
l’abside a mare. Al suo interno recava affrescata l’immagine di S.
Vincenzo con sotto il mare solcato da alcuni velieri. Il presbiterio era assai
ampio, segnato da un arco
a tutto sesto sormontato da un cartiglio. La volta e il catino
presentavano affreschi raffiguranti la gloria dei beati. Le cappelle, tre per
parte, erano incavate nel muro. La decorazione delle pareti a pittura a guazzo.
Le lesene con capitelli corinzi con doratura a oro matto. Imponente era
pure l’altare maggiore stile barocco con
l’arma dei Marchesi Ferrero che lo avevano fatto erigere; gli altari
delle cappelle ed
il pulpito erano in stucco lavorato. Due i cori , uno dietro l’altare ad
un solo ordine, l’altro situato lungo le pareti del “sancta sanctorum”,
entrambi in legno povero. La pala del coro rappresentava S. Vincenzo
Ferreri e S. Tommaso
d’Aquino. Ai lati due tele, la prima con una S. Famiglia e l’altra con S.
Ignazio di Lojola. Sulle pareti del presbiterio un “noli me tangere”,
attribuito a Pellegro Piola, e una Madonna del Rosario con i personaggi
legati alla battaglia di Lepanto. La prima cappella dal lato
destro, all’entrata della sacrestia, era dedicata a san Domenico raffigurato
nel quadro dell’altare. La seconda, oltre il pulpito, era intitolata a
san Pietro martire.Sotto il quadro del Santo titolare vi era il quadro della
Madonna della
Provvidenza eseguito
dal pittore voltrese Santo Panario ( 1786 -1871 ). Al lato sinistro vi era
la statua della Madonna del Rosario, situata in una nicchia in cartapesta con
angioletti in legno, opera dell’alassino Giuseppe Mascardi, ed eseguita sul
principio dell’Ottocento. La statua veniva portata in processione la prima
domenica d’ottobre. La seconda cappella originariamente era dedicata a S.
Raimondo da Pegnafort. Dopo l’esodo
dei Domenicani avvenuto nel 1849 veniva dedicata a sant’Erasmo.
La statua di fattura spagnolesca veniva collocata entro una nicchia ricavata
sopra l’altare, sostituita negli anni Venti da una statua in gesso del S.
Cuore di Gesù. Le ultime due cappelle sull’entrata non avevano un
altare. In quella di destra vi era una pala raffigurante la Vergine del
Pilar e S. Giacomo apostolo; fu collocata dalla famiglia Fignone che era molto
devota di questo Santo. Quella opposta era stata dedicata negli anni Trenta a
santa Rita da Cascia con un quadro dipinto e donato da un certo “F. Bacchetta”
di Torino. Vi erano inoltre due grandi Crocifissi in cartone romano. Uno
sull’altare maggiore, l’altro posto nella cappella di S. Pietro martire che
veniva portato in processione dall’Arciconfraternita del SS. Rosario che si
era costituita dopo la partenza dei Domenicani e che aveva continuato ad
officiare nella chiesa fino alla chiusura per l’interdetto posto da Mons.
Angelo Cambiaso nel 1913, quando venne addossato il palcoscenico del Casinò
Municipale all’abside della chiesa. La Chiesa, riaperta al culto nel
1925 veniva sconsideratamente demolita nel 1934. Gli arredi sacri
venivano, per conto del Comune, trasportati nella Villa in Costalupara di sua
proprietà. Quando nel 1942 veniva eretta la nuova chiesa di S. Vincenzo
venivano recuperati l’altare maggiore ritirato dai Marchesi Ferrero, la statua
della Madonna
del Rosario, un’altra più piccola in legno policromo del Settecento, il
quadro della Madonna del Rosario ed i
lampadari. Gli altri quadri venivano per ordine di Mons. De Giuli
trasportati nell’episcopio e per l’interessamento di don Giovanni Tabbò,
già Parroco in San Vincenzo, sono stati recuperati e tutt’ora adornano il prospetto del
presbiterio.
LA
NASCITA
L’anno
del Signore 1728, il giorno 28 del mese di dicembre, il Sommo Pontefice
Benedetto XIII con suo chirografo dato dal Palazzo Apostolico Vaticano, erigeva
il convento vicariale
dei RR. PP. Domenicani del luogo di Alassio, Diocesi di Albenga, in
Convento priorale.
Il giorno 15 gennaio dell’anno successivo (1729), il Cardinale di S. Maria in
Traspontina Giuseppe Accoramboni, Domenicano, al quale il papa aveva indirizzato
il chirografo, emette con tutte le formalità di rito il decreto di erezione del
Convento Priorale. Detto decreto venne inviato al P.Maestro Generale dell’Ordine
Domenicano, alla Curia provincializia di Bologna sotto la cui giurisdizione
veniva a trovarsi il nuovo convento. Per la benignità di Benedetto XIII,
papa domenicano, la provincia Monastica delle Due
Lombardie veniva
a possedere un nuovo
convento canonicamente riconosciuto e per giunta una voce attiva nel
Capitolo provinciale. Purtroppo a far luce su questo importante
avvenimento non possediamo alcun documento all’infuori della copia del “chirografo”
e pertanto non conosciamo neppure il nome del primo priore che fu l’iniziatore
della serie di superiori che si susseguirono alla direzione del Convento sino
alla sua chiusura definitiva. Il numero dei religiosi assegnati
dai superiori al nuovo convento
dovettero ammontare
a circa sette - otto Padri da Messa, più quattro cinque fratelli
conversi o laici addetti al servizio del Convento e dell’annesso
Collegio. In tutto circa dodici membri, come era richiesto dalle
Costituzioni per formare un convento priorale. Con la erezione del convento
priorale e la facoltà di innalzare la nuova chiesa, siamo autorizzati a credere
e le poche notizie in possesso ce lo comprovano, che l’Ordine Domenicano in
Alassio giungesse in questa epoca all’apice del suo progresso. Infatti
negli anni che corrono dal 1727 al 1734, i Domenicani di
Alassio riescono ad attirare l’attenzione dei Superiori Provinciali,
del P. Maestro Generale, dello stesso Sommo
Pontefice e del Protettore dell’Ordine, il Cardinale Giuseppe
Accoramboni, insieme ad altre influenti personalità. Malgrado le ricerche
condotte, non si conosce né la data precisa dell’inizio dei lavori né il
disegno e neppure il nome dell’architetto od ingegnere che presiedette l’esecuzione.
Comunque, per quanto concerne la data si può presumere che con la erezione
canonica del convento priorale, avvenuta con il chirografo di Papa Benedetto
XIII del 17 Dicembre 1728, ne seguisse immediatamente da parte dei Domenicani l’idea
di innalzare, a lato del loro monastero, una capace e decorosa chiesa che
finalmente assolvesse alle esigenze dell’annesso Collegio e dei fedeli del
sobborgo circostante. Per il disegno o progetto non è da scartare che ne
sia stato l’autore un religioso domenicano; l’architettura ed alcune
caratteristiche lo
dimostrano. Ci è lecito dunque pensare che, con ogni probabilità, nell’anno
1729 iniziarono i lavori di sterro e vennero poste le fondamenta della nuova
chiesa dei Padri Domenicani.
I
LAVORI DI COSTRUZIONE
I lavori, iniziati con ogni probabilità nel 1729, dovevano procedere con una certa speditezza tanto che nel 1732 la nuova chiesa era terminata nelle sue linee perimetriche e coperta da tetto. La nuova chiesa dei Domenicani sorse sopra un’area già occupata in parte da stabili rustici di proprietà degli stessi frati, ed in parte dall’Opera Scuole sul lato orientale del Convento - Collegio. La fabbrica della chiesa occupava una superficie di 718 ,16 metri quadrati complessivi. Dalla porta d’ingresso all’abside misurava m . 37,50 con una larghezza massima , escluse le cappelle laterali, incavate nei muri perimetrali, di m. 15. Le cappelle avevano una profondità di circa 3,20 mt. 3,20. Il “Sancta sanctorum misurava mt . 15. L’abside si presentava a forma trapezoidale. L’altezza della navata dall’ingresso del vaso della chiesa, fino alla balaustrata , era di mt . 9,50 in chiave, dal Presbiterio all’abside di mt 7 chiave. La facciata si alzava di alcuni metri dalla cima del tetto a due spioventi con copertura in lastre di ardesia. Il campanile assai largo di forma quadrata, sorgeva al lato destro della chiesa ed era stituato all’esterno tra la prima e la seconda cappella, alzandosi di pochi metri dal muro perimetrale. Aveva quattro finestrelle o monofore per ogni lato della cella campanaria e non aveva copertura di tetto e presentava delle brecciature in cima come avesse subito una mozzatura. Era stato ridotto in tal maniera dal terremoto del 1887 che aveva fatto rovinare un secondo piano con la sua cupide. Dalla planimetria in lucido si scorge un altro corpo di fabbrica separato dal muro di levante della chiesa da una stretta apertura; si tratta di una spina di abitazioni civili fatte dopo la costruzione della chiesa e divise da essa da uno stretto vicoletto che dall’allora via nazionale conduceva alla spiaggia del mare, denominato Vico di S. Vincenzo. La chiesa di S .Vincenzo aveva l’entrata rivolta a monte ed il coro verso il mare. La sua abside si alzava imponente sulla marina e nei giorni di libeccio, le onde alte e minacciose si abbattevano con fragore contro la sua parte inferiore. Per proteggere avevano addossato un largo e robusto rinforzo a scarpata che serviva da frangente. Nella parte superiore, al di sotto del tetto ben visibile dal mare, vi campeggiava una grande figura di S. Vincenzo Ferreri fatta dipingere per devozione dai marinai.
| Interno
della chiesa Chiesa |
Il convento dei Domenicani | L’esterno poco prima della demolizione |
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Dopo alterne vicende, la Chiesa di S. Vincenzo Ferreri e l’annesso convento domenicano furono demoliti nel 1939, questo per dare luogo alla realizzazione di un nuovo piano stradale urbano e la Chiesa fu ricostruita in breve in una zona che allora era di campagna, ove sorge tutt’ora la Parrocchia di S. Vincenzo Ferreri. Dal 1940 al 1965 la S. Vincenzo è una piccola chiesetta, in pratica una cappella rurale appartenente alla Parrocchia di S. Ambrogio, fino a quando, nel 1965, l’allora Vescovo Mons. Alessandro Piazza (1915 / 1995) decide di erigerla Parrocchia, dando vita di fatto alla storia moderna e recente della Chiesa.
La
demolizione della prima chiesa di S. Vincenzo
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Alcune fasi della demolizione |
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Dalla
sua nascita ha visto susseguirsi quattro Parroci e molti Vice-Parroci, in
particolare:
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1965-1984 |
Sacerdote Ermanno Piantanida |
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1985-1987 |
Sacerdote Antonio Cane |
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1987-1991 |
Sacerdote Luciano Pizzo |
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1991-2001 |
Sacerdote Giovanni Tabbò |
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2001 ad oggi |
Sacerdote Luciano Massaferro |
Negli
anni “80” è iniziata la costruzione di una seconda chiesa nel territorio
della Parrocchia, la Chiesa di S. Giovanni Battista, situata leggermente all’interno
della “zona mare”, e realizzata per rispondere meglio alla cura pastorale
delle famiglie che in questi ultimi anni hanno preso dimora nelle zone più
interne. La sua costruzione è ultimata e nel dicembre del 2001 è stato
realizzato anche il definitivo presbiterio. Questa chiesa che comprende anche il
campo sportivo e diverse strutture adibite alla pastorale giovanile è al
momento sede delle attività dei ragazzi, in particolare dell’Azione Cattolica
Italiana.